L’omelia di don Francesco Ferrari per il quindicesimo anniversario della Salita in cielo di Marta

Don Francesco Ferrari, uno degli amici più cari di Marta, ha celebrato la S.Messa in suo suffragio, lo scorso 16 ottobre a Milano. Pubblichiamo la sua omelia che quest’anno tocca il tema del rapporto tra l’amicizia, autentica ed eterna, e la preghiera.

XV Anniversario della nascita al cielo di Marta Bellavista
Chiesa “Madonna della vita” al San Raffaele
Milano, 16 ottobre 2025 ore 18

Omelia di Don Francesco Ferrari

In questi giorni, preparando la messa per Marta, pensavo che è la cosa più grande che posso fare per lei. Offrire una messa per lei è il gesto più potente, più alto per accompagnarla al suo destino. Ma è anche la cosa più difficile e dolorosa, perché con il passare del tempo non si diventa più distaccati, il dolore della lontananza non diventa più flebile. 

Oggi è il beato Contardo. É un beato milanese; è stato uno di quelli che ha spinto di più per la fondazione dell’Università Cattolica. Allora, approfittando di questa coincidenza, mi sono chiesto cosa è stata l’università, cosa sono stati quegli anni per noi, e non posso parlare ovviamente della Marta in modo impersonale. Il primo pensiero che mi è venuto e che mi aiuta a guardare quegli anni con lei è il seguente. Quando le ho detto che sarei entrato in seminario, la prima cosa che mi ha detto è stato: “Ma la nostra amicizia sarà per sempre o finisce qua? Sarà per l’eterno o finisce qua?” Queste erano le sue domande. Lei non girava molto intorno alle questioni. Ecco, se devo dire cosa è stata l’esperienza universitaria per questa nostra cara amica, questa figlia, è stata veramente l’esperienza di un’amicizia eterna. 

Cosa ha voluto dire per lei? 

Penso che sposerebbe la frase di San Paolo che abbiamo sentito: “Non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portare via.” 

Per lei tutto quello che aveva ricevuto era un dono; non lo aveva fatto lei, ma le era stato donato da Qualcuno. E ha vissuto l’amicizia innanzitutto come dono; il dono sicuramente di rapporti con cui essere sé stessa, di rapporti con cui magari togliere le maschere, le paure che si portava dietro dagli anni prima, come tutti noi. 

Poi piano piano il dono acquistava sempre più spessore. 

Quanto più si approfondiva il rapporto e l’affetto verso gli amici, tanto più si approfondiva il rapporto e l’affetto verso il Padre che le aveva donato tutto. 

Infatti per Marta l’amicizia era qualcosa di sacro, ne aveva un senso altissimo. 

Più cresceva il rapporto tra noi, più l’amicizia si riempiva di silenzio e più si approfondiva la fede. 

Tutti gli anni mi rileggo i suoi scritti; in una lettera a un’amica, a Lucia, scriveva così: “Che bella che è l’amicizia vera, quella che mi fa respirare a pieni polmoni e mi fa tornare sulla faccia un sorriso certo quando l’hai perduto.” Questo sarebbe il ritorno dell’amicizia. Poi c’era sempre un suo balzo nella profondità. “È il sorriso di tenerezza che mi fa Dio per dirmi di continuare a essere certa di Lui perché Lui non mi abbandona mai, mi ama troppo. 

Questo era il senso della sacralità dell’amicizia per Marta: l’amico era il gesto di tenerezza di Dio attraverso il quale ti dice la Sua fedeltà. Lui non ti mollerà. 

Pensando a dove io visto questo senso sacro dell’amicizia in lei – è una cosa che sento di più in questi ultimi anni, scoprendo sempre più questa amica che non smetto mai di conoscere – è stato nel modo in cui Marta ha vissuto la preghiera. Perché Marta pregava sempre. Io mi rendo conto ora dell’importanza di questo, pregava sempre. Non solo nel senso che entrava in università e si infilava in chiesa, usciva dall’università e si infilava in chiesa, con il suo modo così familiare di parlare con Dio. Ma poi aveva riempito di preghiera i rapporti. Durante le giornate era arrivata a dire una preghiera ogni volta che c’era qualcosa, dopo un caffè insieme o prima di una cena, dopo che aveva scritto a qualcuno; subito dopo qualche accadimento era sempre una preghiera. E chiedeva tanto di pregare insieme, voleva pregare insieme, voleva che l’amicizia fosse vissuta nella preghiera. E questo cosa ha creato? Ha fatto sì che piano, piano i rapporti – e la preghiera vissuta assieme – hanno fatto veramente spazio a Dio; sempre di più. Ad un certo punto, mentre eravamo lontani e non ci vedevamo, mi ha scritto: “è un sacrificio non vederti ma più vado avanti più mi rendo conto che è un sacrificio dolce, santo, perché il ricordo di te mi fa pregare e domandare a Cristo che custodisca e faccia crescere senza sosta la nostra amicizia come un bellissimo fiore eterno.” 

Ecco l’eternità dell’amicizia: quando si fa entrare Dio, le cose diventano eterne. Questa preghiera per lei aveva assunto proprio il volto dell’offerta, per cui anche i sacrifici diventavano dolci e santi perché nell’offrire quei sacrifici, quel rapporto, che magari viveva una prova, veniva “eternizzato”: entrava Dio, diventava eterno, non moriva più. 

Mi ha scritto: “Chiedo di continuare a pregare per la mia conversione perché il mio cuore diventi semplice e totalmente disponibile. Prego la Madonna. Chiedo per te la sua materna protezione, chiedo che ci tenga stretti fra le sue braccia e ci faccia accorgere ogni giorno di più quanto siamo amati.” 

Ecco, penso che per Marta questo modo di tenere insieme amicizia e preghiera abbia spostato i rapporti ad un nuovo livello, al vivere tra le Sue braccia, a chiedere che ci tenga tra le Sue braccia. Ha portato il rapporto ad un altro livello che è quello dove si gioca l’eterno, che è quello dove i rapporti non finiscono più, che è la ragione per cui con il passare degli anni la nostalgia diventa sempre più un’attesa certa di quell’abbraccio in cui ci si ritrova. Sempre di più il ricordo è forte e anche un po’ doloroso, ma cresce insieme la certezza di questo abbraccio che ci attende. Perché c’è sempre stato, perché Marta l’ha sempre chiesto e c’è sempre stata dato per grazia di Dio. 

Allora chiediamo, soprattutto per gli amici più giovani, che l’amicizia sia davvero segnata dalla preghiera, cioè dalla domanda che Dio entri nei rapporti perché possano diventare eterni. E allora la domanda che mi fece quel giorno quando le dissi che entravo in seminario, oggi posso risponderle: “Sì, è eterna l’amicizia!”. E lei sta già iniziando a gustarne la parte più bella.

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