L’omelia di don Francesco Ferrari per il quindicesimo anniversario della Salita in cielo di Marta

Don Francesco Ferrari, uno degli amici più cari di Marta, ha celebrato la S.Messa in suo suffragio, lo scorso 16 ottobre a Milano. Pubblichiamo la sua omelia che quest’anno tocca il tema del rapporto tra l’amicizia, autentica ed eterna, e la preghiera.

XV Anniversario della nascita al cielo di Marta Bellavista
Chiesa “Madonna della vita” al San Raffaele
Milano, 16 ottobre 2025 ore 18

Omelia di Don Francesco Ferrari

In questi giorni, preparando la messa per Marta, pensavo che è la cosa più grande che posso fare per lei. Offrire una messa per lei è il gesto più potente, più alto per accompagnarla al suo destino. Ma è anche la cosa più difficile e dolorosa, perché con il passare del tempo non si diventa più distaccati, il dolore della lontananza non diventa più flebile. 

Oggi è il beato Contardo. É un beato milanese; è stato uno di quelli che ha spinto di più per la fondazione dell’Università Cattolica. Allora, approfittando di questa coincidenza, mi sono chiesto cosa è stata l’università, cosa sono stati quegli anni per noi, e non posso parlare ovviamente della Marta in modo impersonale. Il primo pensiero che mi è venuto e che mi aiuta a guardare quegli anni con lei è il seguente. Quando le ho detto che sarei entrato in seminario, la prima cosa che mi ha detto è stato: “Ma la nostra amicizia sarà per sempre o finisce qua? Sarà per l’eterno o finisce qua?” Queste erano le sue domande. Lei non girava molto intorno alle questioni. Ecco, se devo dire cosa è stata l’esperienza universitaria per questa nostra cara amica, questa figlia, è stata veramente l’esperienza di un’amicizia eterna. 

Cosa ha voluto dire per lei? 

Penso che sposerebbe la frase di San Paolo che abbiamo sentito: “Non abbiamo portato nulla nel mondo e nulla possiamo portare via.” 

Per lei tutto quello che aveva ricevuto era un dono; non lo aveva fatto lei, ma le era stato donato da Qualcuno. E ha vissuto l’amicizia innanzitutto come dono; il dono sicuramente di rapporti con cui essere sé stessa, di rapporti con cui magari togliere le maschere, le paure che si portava dietro dagli anni prima, come tutti noi. 

Poi piano piano il dono acquistava sempre più spessore. 

Quanto più si approfondiva il rapporto e l’affetto verso gli amici, tanto più si approfondiva il rapporto e l’affetto verso il Padre che le aveva donato tutto. 

Infatti per Marta l’amicizia era qualcosa di sacro, ne aveva un senso altissimo. 

Più cresceva il rapporto tra noi, più l’amicizia si riempiva di silenzio e più si approfondiva la fede. 

Tutti gli anni mi rileggo i suoi scritti; in una lettera a un’amica, a Lucia, scriveva così: “Che bella che è l’amicizia vera, quella che mi fa respirare a pieni polmoni e mi fa tornare sulla faccia un sorriso certo quando l’hai perduto.” Questo sarebbe il ritorno dell’amicizia. Poi c’era sempre un suo balzo nella profondità. “È il sorriso di tenerezza che mi fa Dio per dirmi di continuare a essere certa di Lui perché Lui non mi abbandona mai, mi ama troppo. 

Questo era il senso della sacralità dell’amicizia per Marta: l’amico era il gesto di tenerezza di Dio attraverso il quale ti dice la Sua fedeltà. Lui non ti mollerà. 

Pensando a dove io visto questo senso sacro dell’amicizia in lei – è una cosa che sento di più in questi ultimi anni, scoprendo sempre più questa amica che non smetto mai di conoscere – è stato nel modo in cui Marta ha vissuto la preghiera. Perché Marta pregava sempre. Io mi rendo conto ora dell’importanza di questo, pregava sempre. Non solo nel senso che entrava in università e si infilava in chiesa, usciva dall’università e si infilava in chiesa, con il suo modo così familiare di parlare con Dio. Ma poi aveva riempito di preghiera i rapporti. Durante le giornate era arrivata a dire una preghiera ogni volta che c’era qualcosa, dopo un caffè insieme o prima di una cena, dopo che aveva scritto a qualcuno; subito dopo qualche accadimento era sempre una preghiera. E chiedeva tanto di pregare insieme, voleva pregare insieme, voleva che l’amicizia fosse vissuta nella preghiera. E questo cosa ha creato? Ha fatto sì che piano, piano i rapporti – e la preghiera vissuta assieme – hanno fatto veramente spazio a Dio; sempre di più. Ad un certo punto, mentre eravamo lontani e non ci vedevamo, mi ha scritto: “è un sacrificio non vederti ma più vado avanti più mi rendo conto che è un sacrificio dolce, santo, perché il ricordo di te mi fa pregare e domandare a Cristo che custodisca e faccia crescere senza sosta la nostra amicizia come un bellissimo fiore eterno.” 

Ecco l’eternità dell’amicizia: quando si fa entrare Dio, le cose diventano eterne. Questa preghiera per lei aveva assunto proprio il volto dell’offerta, per cui anche i sacrifici diventavano dolci e santi perché nell’offrire quei sacrifici, quel rapporto, che magari viveva una prova, veniva “eternizzato”: entrava Dio, diventava eterno, non moriva più. 

Mi ha scritto: “Chiedo di continuare a pregare per la mia conversione perché il mio cuore diventi semplice e totalmente disponibile. Prego la Madonna. Chiedo per te la sua materna protezione, chiedo che ci tenga stretti fra le sue braccia e ci faccia accorgere ogni giorno di più quanto siamo amati.” 

Ecco, penso che per Marta questo modo di tenere insieme amicizia e preghiera abbia spostato i rapporti ad un nuovo livello, al vivere tra le Sue braccia, a chiedere che ci tenga tra le Sue braccia. Ha portato il rapporto ad un altro livello che è quello dove si gioca l’eterno, che è quello dove i rapporti non finiscono più, che è la ragione per cui con il passare degli anni la nostalgia diventa sempre più un’attesa certa di quell’abbraccio in cui ci si ritrova. Sempre di più il ricordo è forte e anche un po’ doloroso, ma cresce insieme la certezza di questo abbraccio che ci attende. Perché c’è sempre stato, perché Marta l’ha sempre chiesto e c’è sempre stata dato per grazia di Dio. 

Allora chiediamo, soprattutto per gli amici più giovani, che l’amicizia sia davvero segnata dalla preghiera, cioè dalla domanda che Dio entri nei rapporti perché possano diventare eterni. E allora la domanda che mi fece quel giorno quando le dissi che entravo in seminario, oggi posso risponderle: “Sì, è eterna l’amicizia!”. E lei sta già iniziando a gustarne la parte più bella.

Quindicesimo anniversario della Salita in cielo di Marta

Anche quest’anno l’ anniversario della salita al cielo di Marta Bellavista si celebrerà sia a Rimini che a Milano.


Viserba la S. Messa sarà  sabato 11 ottobre alle ore 18,15, presso la parrocchia di San Vicinio, (Sacramora) in via U. Giordano, 2 Rimini .

Milano la S. Messa sarà celebrata da don Francesco Ferrari giovedì 16 ottobre presso la cappella “Maria madre della vita “ annessa all’ospedale  San Raffaele in via Olgettina, 60 Milano (la chiesa è vicino al Pronto soccorso),  alle ore 18,00.

Dall’omelia di don Francesco Ferrari di anno scorso:
“Allora in questa Messa la gratitudine è per l’amicizia di Marta. Io chiedo anche a lei, faccia crescere in me, in tutti noi, l’affetto sempre più grande alla Madonna! Ci possa tutti fare diventare bambini, quindi capaci di un affidamento totale, vero, nelle braccia di Maria e quindi certi di essere amati come figli nelle braccia del Padre”.

L’omelia di don Francesco Ferrari per l’anniversario dello scorso 7 ottobre 2024

Pubblichiamo, pur in ritardo, la bella omelia di don Francesco Ferrari in occasione del quattordicesimo anniversario della salita in cielo di Marta.

XIV Anniversario della morte di Marta Bellavista

Chiesa “Madonna della vita” al San Raffaele – Milano

07-10-2024     ore 19:00

Omelia di Don Francesco Ferrari

Siamo qui a celebrare l’anniversario della morte della nostra cara Marta e la Chiesa ci chiede di fare memoria anche di Maria, la Madonna. 
E’ festa della Madonna del Rosario. 
Penso che sia una indicazione bella su cosa guardare questa sera. 

Ogni anno, quando c’è l’anniversario della Marta, io mi prendo un po’ di lettere, un pò di pagine del diario suo per stare con lei qualche minuto. Nella vita di Marta la Madonna ha avuto un posto particolare e val la pena oggi, magari, così, soffermarci solo su questo. Fin dall’inizio del CLU mi aveva colpito il suo affidamento semplice, “bambino”, alla Madonna. Si rivolgeva a lei con una familiarità, con una spontaneità che mi aveva colpito. Non nascondo che in passato, sia durante gli anni del CLU ma anche nei primi anni di seminario, trovavo in questo suo atteggiamento una certa ingenuità.  È un po’ di tempo, però, che, pensando al suo rapporto con la Madonna, ho capito che l’ingenuo ero e sono io. L’ingenuo è, infatti, chi non conosce bene una cosa perché non ne ha fatto esperienza, e lei ha vissuto veramente un affidamento semplice, pulito, che ti porta veramente una speranza nel tuo impegno. 

La speranza è una bambina nella culla. 

Eppure è questa bambina che “attraverserà i mondi”, questa bambina “da nulla”, e lei sola è in grado di dare del tu al mondo. La Marta viveva una fede da bambina, cioè viveva una fiducia reale, non solo intellettuale, mentale, ma era un coinvolgimento di tutta la sua persona. Sono tanti i racconti che faceva: quando si butta in ginocchio, abbraccia quella cosa…, coinvolgeva tutta la sua persona nell’abbraccio di Dio. 

Penso che questa fede così semplice che lei ha vissuto, così piena di fiducia sia cresciuta oltre che nell’educazione della sua famiglia, del Movimento, anche per il rapporto filiale che aveva con la Madonna, perché è Maria che ci educa a questa fiducia. E’ Lei che è madre che ci educa ad essere figli, cioè bambini. Abbandonati, affidati. La Marta nei suoi scritti si rivolgeva a Maria con una familiarità, una naturalezza, una fiducia impressionante, fino a desiderare di arrivare a lei, tanto da decidere, durante l’università, di fare la tesi in Messico per studiare la Basilica di Guadalupe. 

Si rivolgeva spesso alla Madonna, mi ricordo che quando io sono entrato in seminario, venne a trovarmi una volta, scoprendo che noi dicevamo tutte le mattine la preghiera di Padre Grandmaison, e ha iniziato anche lei. E, per questo, la preghiera è posta sopra la sua tomba, incisa nella lapide.

Allora mi permetto di leggere qualche riga dei suoi scritti, soprattutto dove parla di Maria, proprio così per guardare a questo rapporto tra lei e la Madonna, molto semplice. Leggo dal suo diario, lei aveva un diario dove raccoglieva le pagine. 

Questa io la rileggo ogni tanto:

“Madonna ti prego perché io abbia il coraggio e l’umiltà di lasciarmi amare da Gesù, – aveva 22 anni – senza porre alcuna resistenza; ti prego perché io mi abbandoni, come hai fatto tu, al Suo tenero e dolce abbraccio e gli dica un sì pieno, totale. Ti prego perché il mio cuore sia lieto e perché io possa imparare ad amare gratuitamente la mia famiglia, i miei amici e tutto quello che mi sta intorno. Ti prego perché io impari ad amarli come li ami tu Madonna e come li ama tuo Figlio Gesù.
Desidero ardentemente sperimentare il centuplo qui sulla terra con tutte le persone che fanno parte della mia vita e che la interesseranno in futuro. Desidero che la mia vita sia sempre più bella, fa che questo accada e io lo riconosca.
Madonna ti prego per la mia vocazione, perché la mia strada diventi presto chiara. Io desidero essere felice. Proteggi il mio studio, o Madre mi affido a te. – poi la chiusura – Infinitamente grata. GRAZIE.
Marta Bellavista (Rimini)”.

Proprio come se fosse una lettera inviata.

E dal Messico, dove ha potuto vedere dal vivo l’immagine della Madonna di Guadalupe, scrive:

“Quando vado alla Basilica e arrivo ai piedi della Madonna e le affido il mio cuore e la giornata, respiro, mi sento in pace; Lei è proprio bella!

La Madonna è bellissima: ha un viso che è di una dolcezza disarmante, la mia Mamma, mi sono sentita a casa.”

Col tempo, quando si è ammalata, si è affidata sempre di più a Maria, soprattutto nel dolore e qui scrive, un giorno che il dolore nella malattia si faceva sentire tanto, diceva:

Per aiutarmi questi giorni mi sono messa in camera mia a pregare davanti alla bellissima Madonna che sorride, dipinta in un quadro sopra il mio letto. In ginocchio chiedo a Lei di aprire i miei occhi e convertire il mio cuore, le affido tutti i desideri che ho, i miei dolori, le mie paure e le mie debolezze chiedendo la forza che non ho per portarle.

Marta poi ha aiutato me a conoscere la Madonna e a volerle bene, devo dire che mi ha aiutato quasi più adesso, quando mi trovo in questi posti (a Milano, ndr) dove un tempo per la mia ingenuità vedevo lei ingenua, e dove però mi ha trasmesso la sua affezione a Maria e lo ha fatto soprattutto portandomi da Lei, pregando per me e portandomi lì davanti alla Madonna. In due lettere che mi ha scritto, due lettere distinte, dice:

E’ davvero grande il desiderio che ho di amare Gesù come la Madonna, tutta innamorata di Lui. Ti affido a Lei che è la nostra mamma e prego per la nostra totale conversione.”

“Ora prego la Madonna e chiedo per te la Sua materna protezione.”

Poi dice questa preghiera bellissima: “Chiedo che ci tenga stretti fra le sue braccia e ci faccia accorgere ogni giorno di più quanto siamo amati.”

Mi accorgo oggi del peso che avevano queste parole. Allora, quando leggevo queste lettere non me ne accorgevo: la tenerezza, l’affetto proprio che aveva verso Maria e verso di me, davanti a Maria. Di fatti è stata una scoperta che è avvenuta dopo. Lei proprio mi ha educato e sostenuto in questo. Vi leggo adesso tre righe che quando le ho lette – quando dopo qualche anno si è deciso di raccogliere questi scritti e ho quindi letto certe pagine del diario che ovviamente prima non avevo letto – per me è stato un momento importante. 

Nel suo diario ad un certo punto dice così: 

Ho davanti l’immagine della Madonna della Tenerezza. Che bello! Ho pregato davanti a lei e le ho affidato Francesco, le ho chiesto che lo abbracci, le ho affidato tutte le persone che amo, il mondo a Lei, a Gesù, offrendo la mia malattia per loro.”

Scoprirsi dentro le preghiere di un’amica, preghiere così affettuose e così di fede, così piene di fiducia, è stato una delle scoperte che più mi ha avvicinato a lei perché mi ha fatto come scoprire che ero stato abbracciato prima, prima di chiederlo, prima di saperlo, prima di cercarlo. 

Allora in questa Messa la gratitudine per l’amicizia di Marta. Io chiedo anche a lei, faccia crescere in me, in tutti noi l’affetto sempre più grande alla Madonna, Maria! Ci possa tutti fare diventare bambini, quindi capaci di un affidamento totale, vero, nelle braccia di Maria e quindi certi di essere amati come figli nelle braccia del Padre.

Quattordicesimo anniversario della salita in cielo di Marta

Il quattordicesimo anniversario della salita al cielo di Marta Bellavista si celebrerà sia a Rimini che a Milano.


A Viserba la S. Messa sarà  sabato 5 ottobre alle ore 18,15, presso la parrocchia di San Vicinio, (Sacramora) in via U. Giordano, 2 Rimini .

A Milano la S. Messa sarà celebrata da don Francesco Ferrari lunedì 7 ottobre presso la cappella “Maria madre della vita “ annessa all’ospedale  San Raffaele in via Olgettina, 60 Milano (la chiesa è vicino al Pronto soccorso),  alle ore 19,00.

L’omelia di don Francesco Ferrari in occasione del Tredicesimo anniversario della salita in cielo di Marta Bellavista

Francesco Ferrari fa parte di quei 5 o 6 amici che Marta chiamava “non amici buoni, ma buoni amici”.  Con loro, ed in particolare con Francesco, Marta è cresciuta in un rapporto sempre più stretto e decisivo con Cristo.

Ora Francesco è sacerdote della Fraternità San Carlo e da qualche tempo segue gli universitari di Comunione e Liberazione.  In occasione del tredicesimo anniversario della salita in cielo di Marta ha celebrato la Messa. Pubblichiamo qui, grati per la disponibilità, le parole della sua omelia (nella foto al centro Marta durante una vacanza con gli universitari di Comunione e Liberazione).

10 ottobre 2023

Appunti dall’omelia di don Francesco Ferrari
in occasione della Santa Messa per il XIII anniversario di Marta

Oggi offriamo questa Messa per Marta. Mi permetto di dire solo alcuni pensieri che però dico volentieri, soprattutto davanti ai genitori e colgo l’occasione per salutarli. Il ricordo di Marta si fa per me ogni giorno più dolce, più profondo, più costitutivo della mia vita. 

Lasciamoci ora provocare da questa pagina di Vangelo che racconta dell’immagine della fine, di quando tutto finirà, quando la prova sarà nel suo apice. Dentro quella prova c’è una grande promessa: “Nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto!”. 

Una promessa particolare questa, soprattutto oggi che celebriamo la Messa per Marta. Dire che nemmeno un capello andrà perduto è proprio la promessa di un luogo, di un posto dove tutto è salvato.

E così, debbo dire, che tra le tante cose, tra i tanti regali che Marta mi ha fatto, penso che questo sia stato uno dei più significativi. Marta con la sua amicizia, con la sua vita e anche con la sua morte ha messo dentro di me l’esigenza, l’urgenza, la nostalgia di quel luogo dove tutto sarà salvato, dove tutto sarà ritrovato, dove l’amicizia non avrà più fine, dove tutti i drammi si scioglieranno in un abbraccio e in un sorriso. 

Non è Marta che promette questo. E’ Cristo, Cristo è l’unico che ha promesso il Paradiso. 

Se devo dire come mi ha aiutato Marta, è come se con la sua morte ha reso per me più urgente conoscere questo Unico che ci ha promesso il Paradiso. Ha reso per me più urgente proprio la fede, l’ha fatta diventare una questione molto personale, l’ha resa un bisogno impellente di poter credere, di poter conoscere e quindi di poter credere alle parole di questa promessa inimmaginabile: ci ritroveremo insieme. È ciò che diciamo tutti i giorni nella Messa: ci ritroveremo insieme.

È solo Cristo che fa questa promessa. In questo Marta mi è stata profondamente amica anche con la sua morte, mi ha come spinto a conoscere, ad amare Cristo sempre di più. Io penso che questa sia stata anche la grazia particolare che lei ha ricevuto: vivere sapendo che “nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto, con la vostra perseveranza salverete la vostra vita”

Cos’è la perseveranza di cui parla Gesù? E’ proprio l’abbandono fiducioso alla promessa di Cristo. Perseveranza è l’abbandono fino alla fine. 

Questa, penso, è una delle testimonianze più luminose che Marta mi ha offerto: il suo abbandono fiducioso nelle braccia del Padre, fino alla fine. Per cui oggi, proprio in questa Messa, ringrazio Dio, come faccio spesso, del dono dell’amicizia di Marta. Chiedo che possa tenere sempre vivo questo tesoro che lei ha messo in me, cioè la sete e l’urgenza di conoscere l’Unico che ha promesso il Paradiso, la grazia di potermi abbandonare a Lui con fiducia fino alla fine come ha fatto lei. 

Tredicesimo anniversario della salita in cielo di Marta

Si avvicina l’anniversario della salita al cielo di Marta Bellavista. Anche quest’anno si celebrerà  per l’occasione una Messa a Viserba ed una a Milano.

A Viserba sarà celebrata  sabato 7 ottobre alle ore 17,30, presso la parrocchia di San Vicinio, (Sacramora) in via U. Giordano, 2 Rimini .

A Milano si terrà il  10 ottobre   presso la cappella “Maria madre della vita “ presso l’ospedale  San Raffaele in via Olgettina, 60 Milano (la chiesa è vicino al Pronto soccorso),  alle ore 19,15. Celebrerà don Francesco Ferrari.

Undicesimo anniversario della salita in cielo di Marta

Sabato 9 ottobre alle ore 17.30, presso la Chiesa parrocchiale San Vicinio (Viserba), sarà celebrata una Santa Messa in suffragio di Marta Bellavista.

Dal manifesto:

Io vedo che dando retta al mio cuore, a quello che desidero e alla mia domanda che è grande in tutto quello che faccio, cambia il mio modo di vivere. Mi rendo conto che qui pur non essendo a contatto stretto con i miei amici ho Tutto e sono felice, perché Gesù che cerco è in tutto quello che faccio e incontro, tutto è fatto di Lui.

Da Voglio tutto, pag. 55

L’omelia di don Julian Carron per il decimo anniversario della salita in cielo di Marta

Il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione don Julian Carron ha celebrato la S.Messa  per il decimo anniversario della salita in cielo di Marta Bellavista.

Don Julian conobbe Marta in Università Cattolica e proprio in un’assemblea  degli studenti con lui, Marta intervenne con un’ importante testimonianza – considerata da tutti decisiva per la propria personale esperienza – nella quale sostenne, tra le altre cose, che “neppure un miracolo poteva bastare”.  (Il suo intervento all’assemblea è riportato integralmente in  “Voglio Tutto”).

Segue il testo dell’ Omelia che don Julian gentilmente ci ha concesso di pubblicare e per cui lo ringraziamo.

8 ottobre 2020

Appunti dall’omelia di don Julián Carrón 

in occasione della Santa Messa per il X anniversario di Marta

 (2Tm 4,1-8 / Sal 70 (71) / Lc 21,25-33)

In questi tempi convulsi e confusi, noi possiamo pensare che ci sia toccato di vivere un momento particolarmente complesso in tutti i campi. Ma leggendo questo brano della lettera di san Paolo a Timoteo vediamo che nel passato non era diverso: «Verrà giorno in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole». Quando la confusione domina, è difficile orientarsi, almeno quando non c’è una disponibilità a riconoscere come il Signore ci viene in aiuto proprio in questi momenti perché non abbiamo a smarrirci andando dietro alle favole. 

E sempre seguendo questa Sua pedagogia, nella parabola del Vangelo che abbiamo ascoltato Gesù ci dice: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina». Ci sono sempre dei segni che sono a portata di mano di tutti, di qualsiasi intelligenza, di qualsiasi capacità umana. Quando vediamo germogliare una pianta, tutti noi capiamo che l’estate è vicina. Gesù si serve di questo esempio per indicarci il metodo che ci consente di non soccombere alla confusione.: «Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino». Ci saranno dei germogli davanti ai quali potremo vedere, toccare con mano che il regno di Dio è vicino. 

È la stessa cosa che dice san Paolo nella prima lettura, parlando di come Dio venga «per la sua manifestazione e il suo regno». E come viene? Attraverso dei germogli, cioè attraverso le testimonianze che il Mistero ci dona per non confonderci, a portata di mano di tutti. Noi lo abbiamo visto davanti ai nostri occhi nella vita di Marta: un germoglio. In mezzo alla situazione che tutti vivevamo, è stata talmente palese la sua vita, la sua testimonianza – lei così giovane, con tutta la sua espressività – che chiunque l’ha incontrata ha riconosciuto quel germoglio attraverso cui il regno di Dio si rendeva vicino a noi per l’intensità, per la freschezza con cui viveva tutto, ma proprio tutto tutto! 

Per questo Marta ci ha lasciato il metodo per intercettare il regno di Dio che viene: nessuna introspezione o illusione, ma un fatto; perciò occorre stare attenti a germogli come lei, nei quali possiamo vedere realizzarsi l’inizio del regno di Dio. Sono le parole di san Paolo, che ripetiamo per guardare avanti: «Io sto già per essere versato in offerta» – come Marta, che è stata versata in offerta, perché la sua vita è stata tutta offerta nel movimento – «ed è giunto il momento in cui io lasci questa vita». Anche di lei possiamo dire, con san Paolo, che ha combattuto la buona battaglia, ha terminato la corsa, ha conservato la fede e ora le resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, le consegnerà in quel giorno. E noi siamo certi che, avendo terminato la sua corsa e conservato la fede, partecipa già di quella vittoria che è cominciata in Cristo e che vediamo continuare a compiersi attraverso il popolo di don Giussani. «Non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione»: noi possiamo già partecipare, come lei vi ha partecipato prima della sua morte, a questa novità in questa vita, alla pienezza che Cristo ci fa sperimentare. 

Il regno dei cieli è già presente in mezzo a noi. Per questo possiamo ringraziare Marta che ce lo ha testimoniato e che ora ci incoraggia con la sua presenza, con la sua preghiera, con la sua offerta davanti a Cristo perché ciascuno di noi possa arrivare alla fine della vita con le parole del Salmo: «Con la mia vita canterò la tua lode, Signore». È così che possiamo continuare a tenere viva la testimonianza di Marta, non appena come il ricordo di un passato. La migliore testimonianza che lei ci ha offerto con il suo «sì» è stata quella della sua vita fiorita, che abbiamo riconosciuto come un dono per tutti e che può continuare a essere presente, toccabile – anche se come un germoglio – attraverso il nostro «sì» adesso, in queste circostanze particolarmente sfidanti che, nello stesso tempo, rendono più facile mostrare il germoglio di una vita tutta radicata in Cristo.

(© 2020 Fraternità di Comunione e Liberazione)